La diffusione di Best Practices nella Regione Veneto: intervista a Luisa Moar

15 dicembre 2014 - Abbiamo intervistato Luisa Moar – specialista di programmazione FSE della Regione Veneto – per avere un contributo sul ruolo e l'impegno complessivo della Regione Veneto nell’ambito Progetto Best Practices

Quale è stato il principale motivo di adesione della Regione Veneto al Protocollo d’Intesa fra Ministero della Giustizia, Funzione Pubblica e Regioni per la realizzazione del Progetto transnazionale interregionale “Diffusione di best practices presso gli Uffici giudiziari italiani” (DBP) e quali i principali obiettivi?

L’adesione al progetto della Regione del Veneto, con il proprio Assessorato Formazione, Istruzione e Lavoro, ha rappresentato un’opportunità di valorizzazione delle potenzialità e del valore aggiunto insiti nella programmazione dell’Asse V Interregionalità e Transnazionalità del POR FSE 2007-2013, da ricondursi principalmente allo scambio e trasferimento di buone pratiche e di know how. La volontà di partecipazione ha poggiato sulla consapevolezza che il buon funzionamento del sistema giustizia rappresenti una delle condizioni strategiche di contesto per garantire e sostenere lo sviluppo dell’intero sistema economico e sociale della regione, mission principale dell’azione regionale.

L’obiettivo principale che la Regione del Veneto ha inteso perseguire è quindi da individuare nel più ampio disegno di innovazione, crescita e sviluppo economico della regione, che nel caso specifico si declina nell’azione di  qualificazione dei servizi che gli Uffici Giudiziari rendono al territorio, ai cittadini e alle imprese, da intendersi nei termini di una maggiore trasparenza, del miglioramento dell’accessibilità e dell’incremento dell’efficienza. Tale obiettivo è stato perseguito con la messa in campo di un’azione sinergica e congiunta tra soggetti di natura anche diversa, attraverso la condivisione di obiettivi, metodi e risultati attesi, il riconoscimento reciproco delle specifiche competenze e ruoli, ma soprattutto con l’adozione di un approccio partecipativo che ha previsto il coinvolgimento dal basso di tutte le risorse umane interessate dai processi di miglioramento.

Un secondo obiettivo importante è stato quello di innescare e sostenere un processo di miglioramento organizzativo dell’insieme degli Uffici Giudiziari del territorio regionale puntando sull’effetto a “valanga” dei progetti e delle azioni intraprese e sulla contaminazione positiva tra gli Uffici, facendo emergere buone pratiche che devono un punto di partenza per l’estensione dell’ammodernamento anche degli altri Uffici che non hanno partecipato all’iniziativa.

Quale è stato il modello di governance del Progetto DBP adottato dalla Regione Veneto?

La Regione del Veneto ha garantito un costante coordinamento e monitoraggio dell’’iniziativa grazie all’individuazione di specifici referenti interni, specialisti di programmazione FSE e di cooperazione transnazionale e interregionale, che hanno assicurato la partecipazione costante agli incontri di comitato di pilotaggio interregionale e ai momenti di formazione e confronto organizzati a livello centrale.

La partecipazione del Veneto al progetto interregionale ha visto il coinvolgimento di 4 Uffici Giudiziari. L’adesione è stata meno forte rispetto alla realtà regionale e solamente alcuni Uffici hanno presentato la loro candidatura; per contro la rilevanza degli Uffici che si sono proposti e che hanno avuto l’opportunità di partecipare al progetto è stata particolarmente significativa. Gli Uffici che hanno partecipato sono la Procura della Repubblica di Venezia, la Corte d’Appello di Venezia, il Giudice di pace di Vicenza e il Tribunale per i Minorenni di Venezia.

Per accompagnare e monitorare l’iniziativa a livello territoriale la Regione ha adottato, fin da subito, un modello di governance basato sulla condivisione e co-progettazione degli interventi, interagendo direttamente con i referenti istituzionali e tecnici degli Uffici Giudiziari ammessi al progetto, fin dalle prime fasi di impostazione del capitolato di gara. Tale approccio di cooperazione e scambio è stato poi confermato e potenziato nel corso della realizzazione degli interventi attraverso il coinvolgimento delle società aggiudicatarie delle gare di appalto ed è confluito nella istituzionalizzazione di ambiti di monitoraggio e controllo definiti “Cabina di Regia”, attivati per ognuno dei progetti avviati.

Come sono stati i rapporti con il Dipartimento della Funzione Pubblica e con il Ministero della Giustizia in fase di realizzazione del Progetto DBP?

Fin dall’avvio del progetto i rapporti instaurati con il Dipartimento della Funzione Pubblica e con il Ministero della Giustizia sono stati caratterizzati da spirito di massima collaborazione, fiducia reciproca e condivisione di intenti. In particolare, la Segreteria tecnica dei progetti di innovazione ed europei del Ministero della Giustizia e i colleghi dello Staff Miglioramento delle Performance per la Giustizia - MPG del Dipartimento della Funzione Pubblica, si sono dimostrati, fin dalle prime fasi del progetto, e per tutta la sua durata, disponibili e collaborativi rispetto alle specifiche esigenze evidenziate nell’ambito di ogni progetto avviato, rappresentando così di fatto un ottimo partner per la gestione dell’iniziativa.

La presenza ministeriale si è rivelata utile e strategica lungo tutto l’arco dell’esperienza e ha giocato un ruolo fondamentale soprattutto in alcune fasi specifiche del progetto che sono da ricondursi alla fase di promozione e selezione delle candidature, alla quotazione economica dei progetti, alla messa in comune e presa in carico delle domande e istanze espresse dagli Uffici coinvolti dalla sperimentazione in occasione di incontri collettivi e anche individuali, alla fase di monitoraggio qualitativo e, infine, alla fase di comunicazione e restituzione alla cittadinanza di quanto realizzato sia attraverso la piattaforma RisorsePerLaGiustizia.it.

Relativamente ai principali obiettivi che hanno determinato la partecipazione della Regione Veneto al Progetto DBP, quali risultati è possibile rilevare per gli Uffici che hanno già concluso il Progetto?

Ad oggi in Veneto tre dei quattro progetti previsti hanno già concluso le attività. L’iniziativa è stata sicuramente positiva e apprezzata dagli Uffici coinvolti. L’obiettivo perseguito dalla Regione, volto soprattutto ad una maggiore qualificazione, trasparenza e accessibilità degli Uffici che facilita e sostiene lo sviluppo anche economico del territorio, è stato in parte raggiunto in quanto gli Uffici coinvolti hanno investito molte energie nel migliorare la comunicazione con la cittadinanza, accelerare alcune procedure attraverso l’utilizzo del web, rendere maggiormente trasparenti i servizi e l’accesso agli stessi. Ovviamente per avere un ritorno in termini di crescita e innovazione è necessario aspettare e monitorare nel tempo gli effetti dell’operazione di miglioramento organizzativo realizzata.

D’altro canto si auspica che dall’esperienza possa emergere una nuova consapevolezza anche negli Uffici che non sono stati coinvolti e che la buona pratica trasferita e avviata trovi terreno fecondo e volontà politica per essere perseguita anche in futuro, ampliata e messa a sistema. Sicuramente gli Uffici Giudiziari che hanno potuto confrontarsi con questo progetto pilota hanno aumentato e raffinato la propria consapevolezza, hanno potuto testare con mano i benefici di un intervento mirato e professionale e in qualche modo hanno sviluppato una propensione al miglioramento, evidenziando di voler cercare e trovare canali e percorsi anche autonomi per continuare sulla via del miglioramento.

Quali criticità permangono e si dovrebbero affrontare prioritariamente?

Le criticità che sono emerse in maniera più evidente e che, almeno in parte, permangono riguardano alcune lacune organizzative che caratterizzano trasversalmente il sistema giustizia e, nello specifico, anche gli Uffici presso i quali abbiamo realizzato gli interventi. Tali criticità sono da ascriversi soprattutto a quattro ambiti principali:

  • le risorse umane, sempre deficitarie e non adeguate alle esigenze degli Uffici;
  • le tecnologie informative obsolete e non in linea con le esigenze molto avanzate degli Uffici e della cittadinanza;
  • la formazione professionale, carente e non sufficiente ad aggiornare le competenze, soprattutto informatiche, del personale;
  • le risorse finanziarie, insufficienti.

Queste problematiche sono state evidenziate da tutti gli Uffici coinvolti e attengono ad una carenza strutturale del sistema in generale. Il progetto purtroppo non ha potuto offrire risposte a queste specifiche esigenze in quanto la sua finalità era di natura diversa e mirava all’analisi dei processi di lavoro e dei sistemi informativi e alla formulazione di piani di miglioramento.

Come era prevedibile l’iniziativa ha contribuito, grazie alla sua analisi, a far emergere le lacune e le carenze organizzative degli Uffici, ha provveduto a disegnare delle soluzioni e delle risposte in termini di efficacia e efficienza, ha innescato dei percorsi di miglioramento e sperimentato delle soluzioni pratiche che restano in eredità delle organizzazioni. Nel contempo si è aumentato anche il livello di consapevolezza, e conseguentemente, di frustrazione, in quanto per alcune soluzioni non si riescono a trovare le risorse umane e finanziarie per metterle a sistema.

Relativamente al Tribunale per i Minorenni di Venezia, che è prossimo ad avviare le attività del Progetto DBP, gli obiettivi sono stati rivisti alla luce delle esperienze progettuali concluse oppure sono rimasti gli stessi?

L’impianto del progetto è parso adeguato alle esigenze degli Uffici coinvolti, nell’insieme delle linee progettuali proposte. Le criticità che si sono evidenziate nei progetti realizzati non attengono al disegno del progetto bensì a carenze strutturali del sistema giustizia. Il progetto del Tribunale dei Minorenni di Venezia, in avvio proprio in questi giorni, seguirà pertanto lo schema già convalidato e realizzato dagli altri Uffici ponendosi gli stessi obiettivi di massima. Le dimensioni contenute dell’ufficio e l’esperienza consolidata della società che si è aggiudicata il servizio, già ampiamente attiva sul progetto in più regioni, si auspica che possano garantire un buon risultato anche per questo ultimo progetto.

In prospettiva, ritiene che l’esperienza di supporto regionale al sistema della giustizia possa essere replicato? Se si, rispetto all’esperienza di Best Practices quali cambiamenti si dovrebbero attuare?

Dato il successo dell’iniziativa si auspica che la stessa possa trovare un’opportunità di prosieguo anche con la nuova programmazione FSE 2014-2020.

Un nuovo possibile intervento potrebbe tenere conto, viste le finalità del FSE, anche delle esigenze a carattere formativo espresse dagli Uffici.
Inoltre, sul piano dell’analisi dell’utilizzo delle tecnologie informative, e dell’adozione e utilizzazione delle stesse per il miglioramento organizzativo si auspica un miglior raccordo tra il Ministero della Giustizia (SIA) e gli Uffici Giudiziari in merito alla messa a disposizione e condivisione dei sistemi informativi e degli applicativi in uso. Infine un maggiore impegno verso il confronto e lo scambio anche internazionale sarebbe sicuramente interessante e di aiuto per adeguare i sistemi alle sfide di innovazione e di sviluppo.

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Ultimo aggiornamento:  11/10/2017

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